Alcune riflessioni (ammesso che ne sia capace)
E' l'ultima domenica d'agosto. Potrei godermi il mare, sollecitata da alcuni amici che mi invitano con loro, ma non lo faccio e rimando a più tardi. Probabilmente sbaglio, visto che il rientro nel mondo nel lavoro è imminente e il mare non avrò più modo di godermelo. Ma è imminente, almeno spero, anche un nuovo corto, anzi medio, anzi, ora che ci penso bene, lungometraggio. Ho messo a punto la sceneggiatura e mi accorgo che sono contenta di ciò che ho fatto. E' il mio solito mix di personaggi grotteschi e patetici, che non piaceranno a nessuno, ma in genere fanno ridere (di questo mi si deve dare atto), ai quali voglio molto bene. E come al solito, a cose fatte, mi accorgo che il dialogo è fitto, ma paradossale. Se avessi voglia di gasarmi un po', voglia che non nascondo di avere, direi da teatro dell'assurdo. Come al solito i luoghi d'ambientazione (o locations per i puristi del cinema), sono pochi: tre interni e un esterno. Insomma, tutto sarebbe pronto per il palcoscenico. Invece no, preferisco la ripresa cinematografica. Potrei tentare un esperimento di videoteatro, secondo alcune forme che mixano drammaturgia con video d'arte (e che, sia chiaro, a me piacciono molto), invece punterò su un piano registico molto tradizionale. Insomma, tutto è pronto affinché, una volta girato il film, venga buttato fuori da tutti i festival con le seguenti motivazioni: a) va oltre la durata consentita; b) è troppo teatrale; c) è superficiale. Sì insomma, conosco già queste critiche, ma io a questo mix di elementi non riesco a rinunciare, tanto che, riguardando la sceneggiatura e gli elementi teatrali che contiene, mi è venuto in mente il termine drammaneggiatura. Il termine, si dirà, nasce dalla fusione di drammaturgia e sceneggiatura, la prima prettamente teatrale, la seconda cinematografica. Però il “sostantivo” maneggiatura viaggia anche da solo. Non credo che la lingua italiana lo preveda, ma alcuni impastatori di farina lo usano. Così se la mia maneggiatura, ossia il mio impasto, non funzionerà né come lavoro teatrale, né come cinematografico, mi dedicherò alla pasta fatta a mano. Però avverto: nell'arte culinaria faccio danni anche peggiori che in quelle della scrittura! Ora vado al mare